Mark Gensèrikson risponde
parte II
rif. 190600-040601
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08.06.2001, Alex
D  [...] Non so se è il tuo campo, ma siccome sei esperto di corpi ecc., credo che potresti aiutarmi. Io ho un pallino. La meditazione. La eseguo correttamente (Anapana Sati Yoga, ovvero l'attenzione alla respirazione) e senza forzare. Raggiungo un rilassamento spontaneo e gradevole. Otterrei complessivamente risultati positivi, se non ci fosse un inconveniente. A distanza di qualche ora mi provoca tachicardia (non molto grave, ma fastidiosissima). Se non medito, dopo due, al massimo tre giorni tutto ritorna normale. Ovviamente ho fatto tutti gli accertamenti possibili. La diagnosi è stata: ansia. Non dirmi di rivolgermi a esperti di meditazione. L'ho fatto, tergiversano ed al massimo mi suggeriscono tecniche catartiche (le ho provate), oppure di ... lasciar perdere. Ma questo lo so già da me. A questo punto solo un vero esperto di fisiologia, diciamo "astrale", come lo sei tu potrebbe spiegarmi qualcosa. [...]

R  Ti ringrazio per la fiducia che riponi in me.
Però mi trovi molto impreparato ad esprimere la mia opinione su un caso del genere, innanzitutto perchè non sono un medico, poi perchè c'è il rischio di non tener conto di possibili stati patologici non rilevati dagli esami sinora fatti. Così stando le cose, posso azzardare solo qualche pallida ipotesi, e ti prego di volerla ritenere solo questo, senza alcuna autorevolezza che d'altronde non ho, e di non ignorare altre possibilità. Vediamo.
Tu chiarisci di non operare alcuna forzatura sulla respirazione. Già nel rispondere ad un altro lettore, mi capitò di metterlo in guardia contro possibili problemi derivanti dal controllo prolungato, anche lieve, del ritmo respiratorio. Il monito viene addirittura da Gurdijeff, e altri "giganti". Questi ritenevano tutti che l'equilibrio della 'macchina umana' fosse assai delicato, e che una respirazione controllata portasse invariabilmente a scompensi, con fenomeni dovuti al tentativo di riallineamento dei parametri vitali. In particolare, Gurdijeff stigmatizzava proprio le pratiche di meditazione dello Yoga comportanti il controllo del respiro. Questa posizione, nel mio piccolo, mi trova completamente d'accordo. Il valore della pratica respiratoria sta infatti nell'attenzione alla stessa, e non in un ipotetico ed arduo controllo che, semmai, è limitato a pratiche particolari di liberazione di energia (mi riferisco ai monaci tibetani che in certe occasioni religiose gareggiano fra loro nello 'scongelare' e asciugarsi addosso coperte ghiacciate, nel clima dell'Himalaya). Però l'attenzione cosciente della respirazione già di per sè è suscettibile di alterarne il ritmo, seppur di poco. Se, come non ho ragione di dubitare, tu non ne hai assolutamente forzato ritmo, intensità o modo (diaframmatica, toracica, svuotamento accentuato, ecc.) potremmo avanzare altre ipotesi.
Wilhelm Reich collegava così la respirazione all'inconscio: "se la respirazione è ridotta si introduce meno ossigeno... Nell'organismo si crea meno energia, le pulsioni vegetative (istintive) sono meno intense e di conseguenza più facili da dominare". Per converso, l'assunzione di una quantità di ossigeno maggiore del normale crea nuove possibilità di contatto col subconscio, o che ne emergano sue manifestazioni.
Quindi, nel tuo caso, potrebbe iniziare ad emergere (esattamente come avviene nel Rebirthing) una emotività magari scomoda, la quale provoca direttamente l'ansia, che si manifesterebbe con la tachicardia. E questo - non so se partendo dalle stesse premesse - in fondo ti è giÓ stato detto da chi ha diagnosticato l'ansia. Se questo fosse vero, dovresti praticare un pò di Rebirthing (solo con l'istruttore, mai da solo!) e le tensioni o paure verrebbero fuori con un bel pianto dirotto, con improvvisi ricordi, o comunque con l'emergere delle tensioni. Sarebbe, credo, un ottima cosa, una bella esperienza. Però in questo caso (ansia da tensione emotiva inconscia) la tachicardia dovrebbe sopraggiungere durante la meditazione-respirazione, o subito dopo, mentre tu mi dici che il problema insorge dopo qualche ora. Allora io al tuo posto inizierei a considerare anche la possibilità che, nel tempo, si sia prodotto uno squilibrio nel rapporto energetico e di collegamento fra i corpi fisico, eterico e astrale.
Max Heindel, fondatore di una Scuola di Esoterismo, scriveva: "L'indiscriminato uso di esercizi respiratori può provocare l'allentamento tra il corpo fisico e quello vitale con la conseguente fuoriuscita del medesimo. In questo modo, talvolta, si possono creare delle rotture tra i sensi eterici ed il cervello con il conseguente insorgere di seri problemi fisici o mentali." (da Il Cristianesimo dei Rosacroce, lezione 11).
Torniamo perciò ai pericoli prospettati da Gurdijeff e altri, sulla forzatura. Io non credo, come nella citazione da Heindel, che si rischi una 'fuoriuscita del corpo vitale'. Egli si riferiva all'eterico, ma questo non è un vero e proprio corpo, bensì l'energia sottile, variabile, che collega il fisico all'astrale. Però degli scompensi sì. Tu dirai: "ma perchŔ a me sì e ad altri no?" e la mia risposta sarebbe che non siamo tutti uguali, e inoltre potresti aver praticato la tua meditazione in un modo particolarmente... efficace, da questo punto di vista. Ed ecco la mia ipotesi di elezione: il problema che potrebbe essersi creato è una congestione del corpo eterico nei chakras a valle del chakra Anahata (quello che sovraintende alla zona del cuore). In particolare i due chakras Svadhistana (zona ombelico) e Manipura (nel plesso solare) potrebbero essere entrambi sovrastimolati da un soffermarsi della coscienza sulla funzione respiratoria. Accade allora che l'energia in eccesso tende, dopo un pò che è cessata l'attenzione, a confluire lentamente nel chakra superiore, l'Anahata, stimolando di conseguenza anche il cuore con conseguente tachicardia. Si tratterebbe in questo caso di una forma funzionale, non collegata ad alterazioni organiche, e quindi non dovrebbe destare allarme, senonchè la sua frequente manifestazione potrebbe portare nel tempo un qualche scompenso. Perciò suggerirei di non esagerare con una meditazione troppo frequente, oppure di spostare l'attenzione magari fra le sopracciglia (nel chakra Ajna) cosa suscettibile, nei soggetti più dotati, di provocare interessanti fenomeni. Resta valido l'invito a praticare il Rebirthing.


31.05.2001, Mandrax
D  Quando sono nel dormiveglia mi sento sprofondare nel letto e mi sento come quando si va a Gardaland sullo "space vertigo" (una specie di dolore di stomaco, ma lieve) un istante dopo faccio dei sobbalzi molto forti, mi è anche capitato di sbattere le gambe contro il muro... però non so se veramente le ho sbattute o se solo stavo sognando...

R  Il fenomeno da Lei lamentato ha origine dal normalissimo processo di "fuoriuscita del corpo astrale" che avviene ogni notte, più volte. Di solito non lo si avverte, ma in determinate circostanze sì. Il sussulto nel dormiveglia, la sensazione di cadere, lo scattare improvviso di alcuni muscoli, come anche sentire schiocchi di frusta o spari, o altro, sono anzi assai comuni. Troppa stanchezza o, al contrario, il riposo troppo prolungato, assieme ad una certa predisposizione, sono i fattori che concorrono ad alterare la sequenza delle fasi dell'uscita dell'astrale. Anche il desiderio più o meno inconscio di mantenersi coscienti "per vedere cosa c'è dopo" gioca un ruolo determinante: il sincero interesse per questi fenomeni e le letture su di essi, anche se poi non si concretizza in tentativi coscienti, manda un potente segnale ai nostri livelli più sottili ed elevati - quelli dell'anima e dello spirito, per capirci - provocandone per così dire l'interessamento attivo, e sovente le interferenze di cui sopra. La nostra essenza superiore viene al mondo per fare esperienza della materialità in tutte le sue forme, evolvendosi di conseguenza. Possiamo affermare con una certa sicurezza che tali fenomeni appaiono quasi sempre solo in chi è sufficientemente evoluto da poterne avere un insegnamento, un messaggio, uno stimolo, indipendentemente dal fatto che in questa vita si desideri approfittarne, o si sia in condizioni per farlo. Nella nostra cultura di solito tutto questo appare assurdo, e la medicina inventa mille meccanismi fisiologici per giustificare i sobbalzi e simili. Una quantità di persone viene invitata dal suo medico ad effettuare, per questi fatti, esami clinici per l'epilessia (e in effetti se c'è un vero rischio sarà bene togliersi ogni dubbio!). Però, anche per i "sani", una volta entrati nel meccanismo sanitario, ecco cosa accade: il medico, ascoltando la descrizione dei sobbalzi - ai quali spesso si aggiungono le "paralisi notturne" - prescrive di solito un EEG del sonno. Questo evidenzierà logicamente una anomalia dell'ingresso nella fase REM per cui il medico, che in genere nulla sa dei corpi sottili, una volta esclusa l'epilessa probabilmente prescriverà dei farmaci tranquillanti o ipnoinduttori. E con questo il problema è risolto, non sulla vera causa, bensì su un effetto a valle, mettendo il sistema nervoso nell'impossibilità di rispondere, e non sono sicuro che questo sia un bene. Vediamo ora i disturbi da Lei lamentati (bruschi movimenti, sobbalzi e vertigini, fastidio allo stomaco). I bruschi movimenti muscolari sono in genere effettivi, anche se spesso la sensazione del moto è molto maggiore di quanto non sia in realtà (a qualcuno però capita di assestare involontariamente forti pugni e calci al partner, e questo potrebbe diventare un problema). La sensazione del sobbalzo o caduta improvvisa è stata già spiegata in OBE, ma la riaccenno qui: la nostra sensibilità è in realtà nel corpo astrale, non nel corpo fisico; quando l'astrale inizia a muoversi troppo presto, la coscienza di veglia non completamente assopita riceve una errata informazione (dall'astrale) sulla posizione del corpo nello spazio, e l'incongruenza genera la paura di cadere nel vuoto, con un istintivo allarme generale. É anche abbastanza comune un'altra causa, la paura della morte. La semi-coscienza residua nel dormiveglia sa bene, dall'astrale, che l'uscita dal corpo è quanto accade quando si muore, e crede che gli stia accadendo, perciò reagisce istintivamente e bruscamente: in questi casi è comune svegliarsi sudati e spaventati senza sapere perchè. Per il dolore allo stomaco (esclusa una possibile gastrite o altro!) posso dirle che lì nei pressi, sotto lo sterno, si trova un chakra importante, proprio quello coinvolto nella memorizzazione emotiva delle esperienze astrali (non quelle superiori): tutti i chakras, in quanto centri energetici, possono per un pò facilmente "intasarsi" durante un evento importante ad essi collegato. Come sperimentiamo tutti, una emozione di veglia intasa il chackra della gola e fa appunto venire "il groppo in gola", una paura agisce sul chackra prossimo alla pancia e si dice "farsela addosso dalla paura", ecc. Se le Sue sensazioni nell'addormentarsi perdurano (in alcuni soggetti possono apparire in un breve periodo della vita, a causa di stress) questo potrebbe essere indice di una naturale inclinazione alle OBE, cosa di solito considerata preziosa. Perciò non si preoccupi, tolga di mezzo ogni paura e si goda queste sensazioni, le attenda con curiosità anzichè contrastarle, e forse prima o poi accadranno cose più interessanti.


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