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Le origini contraffatte
Breve nota di XmX
Quando ho letto per la prima volta questo articolo su Nexus Magazine mi è quasi preso un colpo... Una cosa come questa, chiara e documentatissima, gli Italiani che non conoscono l'Inglese non la leggeranno mai... E così l'ho tradotta. Non per spirito anticlericale - ce n'è già abbastanza di notizie vergognose sulla Chiesa - ma perché il pezzo può davvero liberare la mente da tante sciocchezze, e può aiutarci a recuperare il vero senso del divino, e una immagine del Cristo più vera. Buona lettura.
Le origini contraffatte del Nuovo Testamento
Cosa la Chiesa non vuole che tu sappia
È stato spesso enfatizzato il fatto che la Cristianità è diversa da ogni altra religione, poiché essa è tale per indiscutibili eventi accaduti entro un breve periodo di tempo, circa 20 secoli fa. Quelle storie sono presentate nel Nuovo Testamento e, come le nuove prove dimostrano, diverrà chiaro che esse non rappresentano la realtà storica. La Chiesa è d'accordo, dicendo:
La Chiesa fa straordinarie ammissioni sul suo Nuovo Testamento. Per esempio, quando discute l'origine di quelle scritture, "il più eminente corpo di opinioni accademiche mai assemblato" (Catholic Encyclopedias, Preface), ammette che i Vangeli "non risalgono al primo secolo dell'era Cristiana" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vi, p. 137, pp. 655-6). Questa affermazione è in conflitto con le asserzioni del clero che i primi Vangeli furono progressivamente scritti nei decenni successivi alla morte di Gesù Cristo. In una annotazione a parte, la Chiesa aggiunge che "i più remoti manoscritti ancora esistenti [del Nuovo Testamento], in effetti, non è più antica della metà del quarto secolo dopo Cristo" (Catholic Encyclopedia, op. cit., pp. 656-7). Vale a dire, qualcosa come 350 anni dopo il tempo in cui la Chiesa afferma che un Gesù Cristo ha camminato sulle sabbie della Palestina, e qui la vera storia delle origini Cristiane scivola in uno dei più grandi buchi neri della storia. C'è comunque una ragione perché non c'erano Nuovi Testamenti fino al quarto secolo: essi non erano stati scritti fino ad allora, e qui noi troviamo la prova della più grande errata rappresentazione di tutti i tempi.
Fu il britannico Flavio Costantino (Costantino, originariamente Custennyn or Custennin) (272-337) che autorizzò la compilazione delle scritture ora chiamate Nuovo Testamento. Dopo la morte di suo padre nel 306, Costantino divenne Re di Britannia, Gallia e Spagna, e poi, dopo una serie di battaglie vittoriose, Imperatore dell'Impero Romano. Gli storici Cristiani danno poco o nessun conto dei tumulti del tempo e sospendono Costantino nell'aria, libero da tutti gli eventi che avvengono attorno a lui. In verità, uno dei maggiori problemi di Costantino erano il disordine incontrollabile fra i sacerdoti e le loro fedi in numerosi dei.
Gruppi di presbiteri avevano elaborato "molti dèi e molti signori" (1 Cor. 8:5) ed esistevano numerose sette, ognuna con differenti dottrine (Gal. 1:6). Gruppi di presbiteri si scontravano sugli attributi dei loro vari dèi, e "un altare era contro un altro altare" nel competersi l'ascolto del pubblico (Optatus di Mileve, 1:15, 19, inizio del quarto secolo). Dal punto di vista di Costantino, c'erano diverse fazioni che dovevano essere soddisfatte, ed egli si propose di sviluppare una religione onnicomprensiva durante un periodo di disordine irriverente. In un era di grossolana ignoranza, con nove decimi della popolazione dell'Europa di analfabeti, la stabilizzazione di fazioni religiose dissidenti era solo uno dei problemi di Costantino. La facile generalizzazione, che così tanti storici sono pronti a ripetere, che Costantino "abbracciò la religione Cristiana" e successivamente garantì la "tolleranza ufficiale" è "contraria al fatto storico" e dovrebbe essere cancellata per sempre dalla nostra letteratura (Catholic Encyclopedia, Pecci ed., vol. iii, p. 299, passim). Semplicemente, non c'era una religione Cristiana al tempo di Costantino, e la Chiesa ammette che la favola della sua "conversione" e "battesimo" è "interamente leggendaria" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xiv, pp. 370-1).
Costantino in questo confuso sistema di dogmi frammentari vide l'opportunità di creare una nuova e unita religione di Stato, neutrale nel concetto, e protetta dalla legge. Quando egli conquistò l'Est nel 324, inviò il suo consigliere religioso Spagnolo, Osio di Cordova, ad Alessandria con missive ai diversi vescovi, esortandoli a far pace fra loro. La missione fallì e Costantino, probabilmente su suggerimento di Osio, emise allora un decreto comandando a tutti i presbiteri e ai loro subordinati "di montare su asini, muli e cavalli di pubblica proprietà, e mettersi in viaggio fino alla città di Nicea" nella provincia Romana di Bitinia, in Asia Minore. Gli fu detto di portare con loro le testimonianze che essi proclamavano alle folle, "avvolte nel cuoio" per proteggerle nel lungo viaggio, e consegnarsi a Costantino al loro arrivo a Nicea (The Catholic Dictionary, Addis and Arnold, 1917, "Council of Nicaea" annotazione). Le loro scritture ammontavano a "in tutto, duemiladuecentotrentuno rotoli fra storie leggendarie di dèi e salvatori, insieme con una versione scritta delle dottrine da essi proclamate" (Life of Constantine, op. cit., vol. ii, p. 73; N&PNF, op. cit., vol. i, p. 518).
Il Primo Concilio di Nicea e i "documenti perduti"
Così, la prima assemblea ecclesiastica della storia fu raccolta, ed è oggi conosciuta come il Concilio di Nicea. Fu un evento bizzarro, che fornì molti dettagli del primo pensiero ecclesiastico, e da' una chiara raffigurazione del clima intellettuale prevalente a quel tempo. Fu in quell'assemblea che nacque la Cristianità, e le conseguenze delle decisioni prese allora sono difficili da calcolare. Circa quattro anni prima di presiedere il Concilio, Costantino era stato iniziato all'ordine religioso del Sol Invictus uno dei due floridi culti che riguardavano il Sole come unico e Supremo Dio (l'altro era il Mitraismo). A causa della sua adorazione del Sole, egli ordinò ad Eusebio di convocare la prima di tre sessioni nel solstizio d'estate, il 21 Giugno del 325 (Catholic Encyclopedia, New Edition, vol. i, p. 792), e fu "tenuta in una sala nel palazzo di Osio" v(Ecclesiastical History, Bishop Louis Dupin, Paris, 1686, vol. i, p. 598). In un resoconto degli atti del conclave dei presbiteri radunati a Nicea, Sabin, Vescovo di Eraclea, che era nel pubblico, disse, "Eccetto Costantino stesso e Eusebio Panfilio, essi erano un gruppo di illetterati, creature semplici che non comprendevano nulla" (Secrets of the Christian Fathers, Bishop J. W. Sergerus, 1685, ristampa del 1897).
Fu a quella puerile assemblea, e con così tanti culti rappresentati, che un totale di 318 "vescovi, preti, diaconi, suddiaconi, accoliti ed esorcisti" si radunarono a discutere e decidere su un sistema di fede unificato che contemplasse un solo dio (An Apology for Christianity, op. cit.). Da quel momento, un enorme assortimento di "testi primitivi" (Catholic Encyclopedia, New Edition, "Gospel and Gospels") circolò fra i presbiteri che peroravano una gran varietà di dèi e dee orientali e occidentali: Jove, Jupiter, Salenus, Baal, Thor, Gade, Apollo, Juno, Aries, Taurus, Minerva, Rhets, Mitra, Theo, Fragapatti, Atys, Durga, Indra, Nettuno, Vulcano, Kriste, Agni, Croesus, Pelides, Huit, Hermes, Thulis, Thammus, Eguptus, Iao, Aph, Saturno, Gitchens, Minos, Maximo, Hecla e Phernes (God's Book of Eskra, anon., ch. xlviii, paragraph 36).
L'intento di Costantino a Nicea era di creare un dio interamente nuovo per il suo impero, il quale avrebbe unito tutte le sette religiose sotto una sola deità. Ai presbiteri fu chiesto di dibattere e decidere chi sarebbe stato il loro nuovo dio. I delegati discussero tra loro, esprimendo le proprie ragioni per l'inclusione di particolari scritture che promuovevano le migliori peculiarità della propria deità. Per tutto il tempo dell'assemblea, le fazioni urlanti erano immerse in accesi dibattiti, e furono proposti i nomi di 53 dèi per essere discussi. "Tuttavia nessun Dio fu scelto dal concilio, e così essi votarono su quel punto... Le votazioni durarono un anno e cinque mesi..." (God's Book of Eskra, Prof. S. L. MacGuire's translation, Salisbury, 1922, chapter xlviii, paragraphs 36, 41).
Come furono creati i Vangeli
Costantino quindi ordinò a Eusebio di organizzare la compilazione di una raccolta uniforme di nuove scritture, sviluppate dagli aspetti principali dei testi religiosi che erano stati presentati al concilio. Le sue istruzioni furono: "Cercate in questi libri, e se c'è del buono tenetelo, ma se qualunque cosa che sia cattiva, gettatela via. Ciò che è buono in un libro, unitelo a ciò che c'è di buono in un altro libro. E qualsiasi cosa sia così messa assieme dovrà essere chiamato 'Il Libro Dei Libri'. Ed esso dovrà essere la dottrina del mio popolo, che io affiderò a tutte le nazioni, le quali non dovranno più farsi guerra per fini religiosi." (God's Book of Eskra, op. cit., chapter xlviii, paragraph 31).
"Fai che si meraviglino" disse Costantino, e "i libri verranno scritti di conseguenza" (Life of Constantine, vol. iv, pp. 36-39). Eusebio amalgamò le "favole leggendarie di tutte le dottrine religiose del mondo messe assieme come una sola", basandosi sui miti degli dèi tratti dai manoscritti dei presbiteri. Fondendo le storie divine soprannaturali di Mitra e Krishna con le credenze dei Caldei Britannici, unì assieme efficacemente le orazioni dei presbiteri Orientali e Occidentali "a formare un nuovo credo universale" (ibid.). Costantino riteneva che la raccolta amalgamata di miti avrebbe unito le varie e opposite fazioni religiose sotto una narrazione rappresentativa. Allora Eusebio dispose che gli scribi producessero "cinquanta sontuose copie ... scritte su pergamena in modo leggibile, e in una comoda forma portatile, da scribi professionali pienamente esperti della loro arte" (ibid.). "Questi ordini," dice Eusebio "sono stati seguiti dalla immediata esecuzione del lavoro stesso ... gli abbiamo inviato [a Costantino] i volumi rilegati magnificamente e con cura, in forma ripiegata a tre e quattro pieghe" (Life of Constantine, vol. iv, p. 36). Essi erano le "Nuove Testimonianze", e questa è la prima menzione (c. 331) del Nuovo Testamento nei documenti storici.
Il Secondo Concilio di Nicea nel 786-87 biasimò il Primo Concilio di Nicea come "un sinodo di stupidi e folli" e cercò di abrogare "decisioni prese da uomini con cervelli turbati" (History of the Christian Church, H. H. Milman, DD, 1871). Se poi ci si prende la briga di leggere i documenti del Secondo Concilio di Nicea, e nota gli accenni a "vescovi spaventati" e i "soldati" necessari a "acquietare i comportamenti", la dichiarazione "stupidi e folli" apparirà sicuramente un esempio del [modo di dire] 'senti chi parla!'.
La gerarchia della Chiesa conosce la verità sull'origine delle sue Epistole. Il Cardinale Bembo (-1547), segretario del Papa Leone X (-1521), raccomandò al suo collega Cardinale Sadoleto di trascurarle, dicendo "getta via queste sciocchezze, per tali assurdità [egli] non è divenuto un uomo degno; essi furono introdotti sulla scena successivamente da una astuta voce dal cielo" (Cardinal Bembo: His Letters and Comments on Pope Leo X, A. L. Collins, London, 1842 reprint). La Chiesa ammette che quelle Epistole di Paolo sono contraffatte, dicendo, "Perfino le Epistole autentiche erano assai interpolate al fine di rafforzare la visione personale dei loro autori" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vii, p. 645). Similmente, San Geremia (-420) dichiarò che gli Atti degli Apostoli, il quinto libro del Nuovo Testamento, fu anche "falsamente scritto" ("The Letters of Jerome", Library of the Fathers, Oxford Movement, 1833-45, vol. v, p. 445).
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